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Solennità dell’Annunciazione del Signore

Posted by P. Carlos Walker, IVE on febbraio 18, 2013
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Il 26 marzo la nostra famiglia religiosa ha festeggiato la sua festa propria, l’Annunciazione del Signore. Nella stessa solennità – liturgicamente il 25 Marzo- ricorre anche l’anniversario di fondazione del nostro Istituto, arrivato quest’anno, per grazia di Dio, a 28 anni di vita.
Veramente difficile descrivere la gioia e l’allegria che regna in tutti noi in questa solennità, difficile anche tracciare i motivi del ringraziamento che dobbiamo a Dio per averci chiamati non solo alla vita, ma anche alla vocazione e alla vocazione in questo Istituto, il nostro Istituto; e veramente complesso indicare come in queste occasioni, in cui tutta la famiglia religiosa si riunisce, si viva un vero spirito di famiglia.
La giornata è iniziata, come sempre, il giorno prima: vespri e mattutino solenni nella Cattedrale di Montefiascone; il mattutino in particolare rappresenta un momento molto importante: di fronte al Santissimo, leggiamo le parole di San Leone Magno, che afferma: Assunse la condizione di schiavo, ma senza la contaminazione del peccato. Sublimò l’umanità, ma non sminuì la divinità. Il suo annientamento rese visibile l’invisibile e mortale il creatore e il Signore di tutte le cose. Ma il suo fu piuttosto un abbassarsi misericordioso verso la nostra miseria, che una perdita della sua potestà e del suo dominio. È il mistero e la grandezza dell’Incarnazione: un Dio che umilia se stesso perché noi siamo divinizzati.
Durante il mattutino inoltre il seminarista Roberto Forte, argentino di nascita e italiano di origine, ha fatto la professione dei voti religiosi per un anno, consacrandosi così povero, casto e ubbidiente a Cristo, e schiavo di Maria.
Il giorno seguente, dopo le lodi, ci siamo recati a Tuscania, dove, nella Chiesa di San Paolo, abbiamo celebrato la Santa Messa. Alle parole: e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo, tutti si sono inginocchiati, mentre il coro intonava a sei voci la melodia della Messa “In illo Tempore” di Monteverdi. La Santa Messa è stata presieduta e predicata dal Superiore Generale, P. Carlos Walker. Nell’omelia il padre ha mostrato, attraverso le parole di molti santi, la relazione tra l’Incarnazione e la Croce: Chiunque altro sia mai venuto al mondo – diceva Mons. Fulton Sheen – è venuto per vivere; Egli [Gesù] è venuto per morire; così lo mostra la Sacra Scrittura stessa: Il Figlio dell’uomo non è venuto per esser servito ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti (Mt 20, 27-28). Il fatto dell’Incarnazione non può essere scollegato dalla redenzione attraverso il sacrificio.

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Alla fine della Santa Messa, in cui tutti i religiosi con i voti perpetui hanno rinnovato la loro consacrazione totale a Dio, si è svolto un pranzo festivo nel refettorio del convento di Tuscania, a cui hanno partecipato, oltre ai religiosi e alle religiose, anche alcuni membri del Terzo Ordine e altri amici venuti per festeggiare la solennità che è l’evento più importante della storia.
Questa festa è la “nostra” festa, in cui ognuno di noi deve meditare come imitare Gesù Cristo, perché se Dio ci ha chiamati a far parte di questa Famiglia religiosa, è perché vuole che noi prendiamo dalla sua Incarnazione motivo di ispirazione per la nostra vita e il nostro apostolato, perché, come recita la formula di emissione dei nostri voti, la nostra vita sia memoria vivente del modo di esistere e agire di Gesù, il Verbo Incarnato, davanti a Dio e agli uomini. Cristo, sacerdote e vittima, compie azioni sacerdotali fin dalla sua Incarnazione, compiendo questo primo atto sacerdotale che non ha mai smentito, mai ritrattato e rimane per sempre nel suo cuore sacerdotale.

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È presente nella sua infanzia, nella sua vita occulta e pubblica, nella Cena e nel Calvario, nella sua risurrezione e ascensione (Cost. 72). Così troviamo in lui il più alto esempio da seguire perché anche noi diventiamo veri sacerdoti secondo il Cuore del Padre, veri adoratori della Sua Volontà, veri apostoli e missionari che abbiano le stessa disposizioni di Cristo: vogliamo vivere la nostra vocazione permanentemente, senza attenuazione né restrizione, senza riserve né condizioni, senza sotterfugi né dilazioni, senza ripieghi né lentezze.
Per la maggior gloria di Dio.

Fonte: www.iveroma.org

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